MELANIA, IO NON TI ODIO.

MELANIA, IO NON TI ODIO.
In questo spazio possiamo
sentirci libere di essere mean girls. Qui possiamo sprigionare tutto l’astio marinato nel succo di limone che coviamo con cura nel
profondo delle nostre ovaie. Se vogliamo dire il male di Melania
Trump
, this is the place: siamo nel tempio della polemica, nel
gineceo del pettegolezzo, nell’Olimpo del dio Alfonso Signorini (ma
per fortuna lui non c’è).

Libere, dicevamo. E
allora facciamole le stronze. Sfoghiamoci. Diciamo pure che Melania è bella perchè ha i soldi, anzi, pensandoci bene non è poi così bella
perchè è rifatta, e casa sua sarà pure ricoperta d’oro ma è il tempio del cattivo gusto, e poi ci vuole coraggio per andare a
dormire con un marito che pochi minuti le rubava lo struccante per rimuovere tre dita di
fondotinta dalla faccia. Diciamolo, ma poi ammettiamo liberamente anche
una sacrosanta verità. 
Un po’ ce rode, di Melania
E questo non è
il posto giusto per allenarsi a dissimulare la roditura. Qui le cose
le diciamo esattamente come sono. 
Libere, dicevamo.

Ho capito che tutto il
brutto su Melania Trump, soprattutto in prossimità del discorso che calcava pari pari quello dell’allora First Lady Michelle
Obama, lo pensavo perchè mi rode. Mi rode la sua bellezza – chirurgia o no – mi rodono i suoi soldi, mi rodono i suoi vestiti,
mi rode che possa rivoluzionare la casa e liberarsi quando e come vuole di tutto l’armamentario kitsch per darsi al minimal (vedi Marie Kondo), senza alcun pensiero nè senso di colpa. Mi rode tutto, fuorchè il
marito, quello se lo può tenere stretto (anche se, diciamolo, “no
Trump, no party”). Soprattutto, mi rode che sotto sotto, quella
signora là non riesce a starmi antipatica fino in fondo.
Facciamo le giuste
precisazioni, non sia mai che mi si dica che sono pro Trump.
Partiamo dall’ovvio: quando sposi un uomo diventi sua moglie, e quindi il
50% della coppia composta da te e quell’uomo. Nel tuo caso, cara Melania, non si tratta certo un Topo Gigio qualunque. Ma è sbagliato pensare che
sposare un uomo equivalga a diventare la sua controparte femminile. Per questo percepisco te e tuo marito Donald come due entità
distinte che non necessariamente sono uno la fotocopia dell’altra, o
l’alter ego di sesso opposto. 

Capisco bene, ragionando in maniera
pura – ovvero escludendo tutte le implicazioni monetarie e di potere
connesse al passare sopra al capello color carota di tuo marito per amarlo
per tutti i giorni della tua vita finchè morte non vi separi – che
sposare qualcuno implichi volergli quantomeno un minimo di bene, condividerne le idee, pensarne il meglio e stimarlo. Magari convincerti che gli piaccia
dare fiato alla bocca soltanto per spacconeria, ma in realtà lo sai che non è
veramente un misogino, nè un razzista, nè uno che ha palpato il culo a destra e a manca. E che quello in tv, l’altra sera, non era Terminator, era Miranda Priesley, ovvero Maryl Streep, e lui si godeva beatamente il film.

Insomma, capisco che
essere “la moglie di” ti butti in pasto al mondo come la
prima sostenitrice di tuo marito. Del resto, lo abbiamo visto bene
con gli Obama: Michelle era complementare a Barack, li vedevamo sempre insieme, l’uno sostenitore dell’altra. Una coppia bellissima. Per non
parlare di Hillary Clinton, che ha continuato a sostenere il marito
nonostante le corna. Indossate con classe ed eleganza in
mondovisione, non dimentichiamocelo.

Mi piace pensare, da
inguaribile amante delle favole quale sono, a queste giovani e
bellissime donne come esseri sensibili e profondi, capaci di
scorgere qualcosa di amabile nei loro uomini, oltre allo yacht a 5
piani e la baita a St.Moritz. Veronica Lario con Berlusconi,
Elisabetta Gregoraci con Briatore, Melania Trump con Trump. Le
consideriamo un prolungamento naturale dei mariti, ombre fedeli, sempre un passo indietro. E se i mariti sono benefattori lo sono anche loro, ma
se sono delinquenti spregiudicati, per osmosi, anche le compagne
diventano poco di buono, e ci stanno automaticamente sulle balle. Il
ragionamento non fa una piega.
Quando ho letto che alcuni stilisti si sono nettamente rifiutati di
vestire la moglie del Presidente, ci sono rimasta un po’ così. Melania Trump, a parte essere la moglie di, non ha (ancora) fatto
niente di male per meritarsi un boicottaggio del genere. Capisco che
una tale presa di posizione sia un atto politico, espressione del sacrosanto diritto di dire la propria. Non capisco, invece, perchè alcuni fashion designer non si facciano problemi a vestire persone molto meno meritevoli di Melania

Siamo donne, e sappiamo
solidarizzare tra di noi, quindi vi invito a pensare a lei come se fossimo al
suo posto. Non che abbia bisogno di essere difesa e compatita, Melania non è una stupida. 

  • Anche se le batte per bellezza, è arrivata terza dietro due mogli decisamente ingombranti, Ivana e
    Marla Maples. Una di queste, oltretutto, ha dato i natali a colei che
    dal mondo intero è considerata la vera “first woman” della
    famiglia: Ivanka, la figlioccia giovane, bella, potente,
    intelligente, che si becca pure le fanta-avances del padre. 
  • Dovrà lottare per ottenere i consensi di un popolo a cui la ex first lady
    mancherà tantissimo, sapendo già che non raggiungerà mai quel
    livello di popolarità.
  • Si è presentata davanti al Presidente uscente e alla sua consorte con una mossa
    talmente naive da risultare quasi tenera: la ricca ed impacciata
    bella moglie del neo Presidente di azzurro pastello vestita, porge a Michelle Obama un
    pacco regalo dall’inequivocabile colore e dalla superficie grande
    come quella del mio bagno – e no, non conteneva un piatto
    d’argento, secondo me. 
  • Dovrà contenersi continuamente di fronte ad
    un marito che snocciolerà una gaffes dietro l’altra, ammiccherà
    alle belle donne, arriverà a casa troppo stanco per farle una
    carezza. Anzi, non arriverà neanche a casa, perchè lui sarà a Washington e tu a New York, così Barron – patatino dolce, mi ha
    fatto una tenerezza quella sera mentre me lo immaginavo finalmente in
    pigiamino sotto le lenzuola di seta! – non dovrà cambiare la
    scuola. Un gesto da brava mamma, io dico.
Credo che Melania Trump, con un passato rispettabilissimo nel mondo della moda, se
lo meriti un bel vestito, o almeno la possibilità di
indossarlo. Si merita di non essere boicottata perchè “moglie di”. E poi, diciamocelo: non passa giorno in cui non si parli di
emancipazione femminile, della necessità di pensare alle donne
slegate dai loro uomini. Melania, quando ha sposato suo marito, non
avrebbe immaginato di ritrovarsi un bel dì nei panni di una first
lady. Non poteva sapere che il mondo della moda, dopo averla coccolata in gioventù le avrebbe voltato le spalle.

Siamo prima di tutto
noi stesse: Melania, Angela, Francesca, Elena, Giulia, Patrizia. Poi,
solo poi, siamo “mogli di”. Quindi, se i designer non vogliono vestire
ufficialmente Melania Trump si accomodino, ma aspettino almeno un valido motivo, un super scivolone (o auguriamoci con ottimismo che non accada). Magari dirà a Brad Pitt “Che bel pezzo di hot dog” e poi gli palperà il culo, che ne
sappiamo noi. O forse perderà la pazienza e tirerà un sonoro
ceffone al piccolo Byron. O appellerà Ivanka in modo totalmente
inappropriato, durante il fuori-onda di un programma tv. O magari si emanciperà ancora
di più, rimanendo nell’ombra, lasciando il posto a Ivanka e facendo
solo e soltanto quello che nessuno si aspetta oggi da una first lady:
la mamma.

MLG


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